Come ti chiami?

Brighton, non piove. Il Royal Pavillion come un sultano di pietra sta, circondato da prati docili.

Mi volto e la vedo, una quercia vecchia e cava, così tanto che ciò che resta del tronco  è tenuto insieme da trine metalliche.

Come mani di vento mi spingono, senza un perché mi ritrovo con le braccia sulla corteccia come abbracciassi una vecchia zia, il mio volto cerca un segreto che sgorga dal vuoto un tempo centro sicuro e compatto della pianta gigante.

Un uomo che mi pare un orso, con i baffi gli occhiali e un bastone, arranca sbuffando per venirmi incontro e parlarmi in un orecchio, perché io non lo capisco un granché e confondo la difficolta' della lingua di strada con un nuovo tipo di sordita'.

' Quell'albero ha una storia, te la voglio raccontare. Veniva a passeggiare in questo parco un signore. Credo avesse qualche venerdì di meno, perché mi raccontava che la quercia, a chi si avvicinasse, chiedeva : come ti chiami? Non potevo credergli, ma poi, un giorno, l'ho sentita. Capisci? Mi ha sussurrato: come ti chiami? '. La mia aria smarrita da Alice in conversazione con il Brucaliffo non deve essergli piaciuta, poiché si ritraeri si affretta a concludere che la storia è tutta lì. Avendomi vista compiere il gesto di avvicinarmi alla quercia pensava l'avessi udita anche io.

Mi supera zoppicando a mo' di locomotiva in partenza, con i suoi occhiali, i suoi baffi, il suo bastone e le sue reminiscenze orsine.

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